| Al'epoca dell'invasione longobarda Alboino (VI sec. d.C.) costituisce il ducato del Friuli, di cui il Cadore faceva parte, e lo assegna al nipote Gisulfo. Con i Carolingi (IX sec. d.C.) la regione diventa un Comitatus, ma rimane la suddivisione precedentemente adottata da Alboino per dacana e centana. Dopo l'impero carolingio il Cadore passò sotto i Duchi di Carinzia e poi sotto i patriarchi di Aquileia i quali lo subinfedaurono alla famiglia Da Caminio, il cui dominio durò fino al 1337. Il Cadore era diviso in Regole "derivazione delle decana longobarda", e più Regole costituivano una centenarius; al tempo Borca faceva parte del centenaro di S. Vito, mentre Cancia apparteneva assieme a Vodo al centenaro di Venas, la Comunità Cadorina formata da 10 centenari fu formalmente riconosciuta nel 1337 da Carlo IV di Lussemburgo. |
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| Sotto la
dominazione longobarda le Regole si uniformarono alle istituzioni germaniche.
Essendo i Longobardi un popolo nomade, il loro non era uno Stato territoriale,
ma personale degli appartenenti alla stessa stirpe. Per gli abitanti del
Cadore, stabilmente residenti, si affermò il concetto che boschi
e pascoli erano proprietà comune e indivisibile di quelle famiglie
che da lungo tempo godevano del pascolo comune e che trasmettevano il
loro diritto ai discendenti maschi "la comproprietà dà
diritto al capofamiglia regoliere di avere legna, legname, prato e pascolo
sul patrimonio della Regola in base ad appositi regolamenti". Il 23 ottobre 1900 i Comuni di S. Vito e Borca vendettero al dott. Angelo Zucchi un appezzamento di terreno in località S. Canciano per la costruzione di un albergo di primo ordine il Palace Hotel des Dolomites oggi Istituto Dolomiti Pio X. |
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| Nel 1956 il Comune di Borca vendette alla società AGIP, nella località Val Scura, Nosaliès, Piei da Serdes, Costa dei Landre, Sopra Jalarù e la Cava 85 ettari di superficie boschiva per la costruzione di un villaggio sociale per i dipendenti del gruppo ENI. Si tratta dell'attuale Centro Vacanze le villette di Corte delle Dolomiti 120 ettari, progettate dall'architetto Edoardo Gellner in cui è presente una chiesa firmata da Carlo Scarpa. | ||||